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Costruire una maggiore comprensione delle perdite nel settore retail: una sfida contabile

La pubblicazione, lo scorso 20 giugno, della nuova edizione dello studio “Retail Security in Europe” (realizzato da Crime&tech, spin-off company dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, con il supporto di Checkpoint Systems) ha rappresentato una nuova occasione per riflettere sulla salute del settore del retail in Europa e in Italia, sfruttando insights che vanno “oltre le differenze inventariali”. Una tra le scoperte più rilevanti, infatti, è proprio la definizione e la misurazione di tali differenze – vediamo insieme perché.

30-07-2019

Alberto Corradini  di Alberto Corradini, Business Unit Director - Cercami su Linkedin

È ormai indubbio che il settore del retail stia affrontando momenti davvero difficili, legati in primis a un chiaro cambiamento nelle abitudini di acquisto dei consumatori. In questo clima, i retailer non solo devono differenziarsi dai loro concorrenti ma, per avere successo, hanno bisogno di aumentare i propri profitti. Per fare questo, fra gli altri devono comprendere sempre meglio ogni aspetto della catena di fornitura e la problematica degli ammanchi inventariali (più precisamente, come si verificano e come possono essere evitati)

Ecco perché è nato il rapporto Retail Security in Europe, il primo ad andare “oltre le differenze inventariali”: adottando un approccio innovativo, che riunisce ricercatori accademici e retailer per costruire un quadro che non si basi esclusivamente sui dati delle differenze inventariali offerti dal settore retail, lo studio si è rivelato necessario per esaminare il contesto delle perdite nel retail, considerare gli ambienti geografici e settoriali, il metodo dei taccheggiatori, l'evoluzione della tendenza al reato nel retail e il modo in cui i retailer affrontano tali problematiche al fine di scoraggiare e individuare potenziali minacce.

Ed è proprio nel titolo dello studio, ossia nella definizione di “differenze inventariali”, che risiede una delle sue prime chiavi di lettura: al loro interno va infatti considerata una grande varietà di perdite, tanto che possono essere definite come “la differenza tra le vendite che si sarebbero dovute realizzare, sulla base dei prodotti in magazzino, e le vendite effettive”.  

È chiaro quindi che le differenze inventariali non sono attribuibili esclusivamente a cause criminali, ma al contrario possono includere anche perdite di natura non criminale, come scarti e prodotti deteriorati, rotture e prodotti danneggiati (es. un capo di abbigliamento difettoso), prodotti scaduti o deteriorati (es. cibi surgelati che, erroneamente, sono stati scongelati), prodotti prezzati erroneamente (es. venduti ad un prezzo inferiore), errori contabili e amministrativi, e in generale qualunque perdita derivante da una scorretta o disattenta gestione della merce. 

Fatta questa premessa, ecco che si pone la vera sfida, ossia misurare le differenze inventariali – e in questo senso lo studio “Retail Security in Europe” ha rivelato dati molto interessanti, con differenze nel modo in cui le aziende del settore retail contabilizzano le perdite.

Per quanto riguarda la frequenza dell’inventario, la pratica più comune è quella di realizzarlo a cadenza semestrale (40,9%) e annuale (36,4%), ma alcune aziende lo realizzano più frequentemente o in modo mirato rispetto alle situazioni di rischio.

In termini di tecnologia utilizzata: è prevalente la realizzazione dell’inventario tramite l’uso di codici a barre (71,7%), mentre l’RFID è utilizzato solo da circa il 6% dei rispondenti all’indagine - una percentuale bassa, se si valutano i comprovati vantaggi che ne deriverebbero da un suo utilizzo. Infine, l’inventario è ancora eseguito manualmente dal 7,5% dei retailer (e da più del 11% nel settore della GDO).

Ma veniamo ai metodi contabili: anche all’interno dello stesso settore, le aziende ne utilizzano una grande varietà, tra cui i più frequenti sono Weighted average cost (WAC), Average unit cost, First-in first-out (FIFO), Last-in first-out (LIFO) e Retail Method (o metodo dei prezzi al dettaglio). 

Volendo trarre una conclusione, quindi, uno dei messaggi chiave che emerge dallo studio è che migliorare la contabilità delle differenze inventariali è una misura chiave non solo per raggiungere una migliore gestione aziendale, ma anche per minimizzare le perdite.

L’esperienza di numerosi retailer lo conferma, come quella di una multinazionale britannica, con più di 3.000 punti vendita a livello nazionale ed internazionale, che ha implementato delle migliorie nel modo in cui i dati sulle perdite sono raccolti alla fonte e quindi presentati ed elaborati (es. per regione, per punto vendita, per linea di produzione ed offerta). Questi interventi hanno, da un lato, migliorato gli aspetti di programmazione e controllo aziendale, e dall’altro generato idee innovative su come pianificare gli investimenti di security così da ridurre rischi per i clienti e per i prodotti.

Miglioramento del sistema di monitoraggio e reporting, e identificazione di KPI più efficaci su cui basare le decisioni nella politica di security aziendale sono invece stati la chiave di volta per un altro grande gruppo di GDO nel Nord Europa, che ha registrato una riduzione del 25% delle differenze inventariali negli ultimi 3 anni.

Ecco perché tra le tecnologie che Checkpoint Systems si impegna a fornire, con i suoi 50 anni di esperienza, spiccano le soluzioni pensate per migliorare la gestione dell’inventario e meglio classificare le differenze inventariali dalla fonte al punto vendita. Pensiamo per esempio alla tecnologia RFID: tramite l’applicazione di un tag alla fonte, è possibile semplificare il processo di controllo e incrementare i risultati. Nel settore dell’apparel, ad esempio, l’utilizzo dell’RFID consente di riconoscere e classificare le differenze inventariali dalla produzione fino al punto vendita; nel food, invece, aiuta maggiormente i retailer a distinguere le differenze inventariali conosciute a livello del punto vendita, e di conseguenza a classificarle meglio, misurarle meglio e prevenirle.

L’innovazione tecnologica, pertanto, non è soltanto uno strumento in grado di migliorare la customer experience, ma anche un’arma che i retailer possono mettere in campo per comprendere a fondo il fenomeno delle differenze inventariali – e di conseguenza combatterlo.

 

Per ottenere una versione completa dello studio “Retail Security in Europe. Going beyond Shrinkage”: https://checkpointsystems.com/retailsecurityineurope/

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